RIEDUCAZIONE?!?

L’idea della rieducazione [in carcere] rischia spesso di trasformarsi nel cambiamento forzato, nel diventare quello che le istituzioni si aspettano dal “detenuto rieducato”. Ma il cambiamento vero è altra cosa, è sempre una fatica, una perdita di sicurezze, un essere più scoperti, più fragili.

[…] un “cambiamento di sé” forte e drammatico è quello che darebbe un senso a tutta la pena.

Allora, dove può nascere la consapevolezza della necessità di dare una svolta alla propria vita, in quale tipo di carcere è immaginabile che le persone, invece di sentirsi vittime, accettino la sofferenza aggiuntiva di riconoscere la propria responsabilità?

Noi non ci stancheremo mai di dire che il carcere è una pena che andrebbe usata davvero al minimo, nei casi di reale pericolosità sociale, perché è evidente che pensare di “allontanare dal mondo” una persona per risocializzarla e insegnarle a vivere nella società stando in galera, è di per sé un assurdo.

[…]

Ornella Favero, Ristretti Orizzonti, Periodico di informazione e cultura del carcere Due Palazzi di Padova, n. 5, settembre-ottobre 2013

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