A PROPOSITO DI ASSURDITA’ (parte terza)

Nel mio ruolo di Garante “delle persone private della libertà personale” (così recita il decreto di nomina) incontro i detenuti che ne fanno richiesta il venerdì mattina. Questa mattina ne ho incontrati otto. Diversi di questi hanno un problema: se fosse loro riconosciuto il beneficio della liberazione anticipata sarebbero già fuori. Fuori dal carcere, intendo. Uno di loro, addirittura, sarebbe fuori dal 2 gennaio scorso (oggi è il 17 gennaio).

Perché questo non accade? Perché, penso, il Magistrato di Sorveglianza che si deve occupare di queste pratiche deve seguire più di mille (1000!) detenuti delle carceri di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena. Un solo Magistrato? Sì, uno solo.

Continuiamo a sentir parlare di “leggi svuota-carceri”, di problemi della giustizia, di sovraffollamento, di amnistia e indulto, di sollecitazioni del Presidente della Repubblica, di proteste di chi vorrebbe buttare le chiavi delle celle… e intanto un solo Magistrato si deve occupare della situazione di più di mille (1000!) detenuti. E quindi i detenuti che hanno scontato la pena e dovrebbero uscire rimangono in carcere. Per non parlare di tutti gli altri benefici che non vengono riconosciuti.

E questi poveretti, invece di arrabbiarsi, reclusi ingiustamente, protestano facendo lo sciopero della fame. Cioè danneggiando se stessi. Vado dicendo, a tutti questi, che dovrebbero partire denunce con richieste di risarcimenti. Il ragazzo che doveva uscire il 2 gennaio mi ha risposto: “Garante, la libertà non ha prezzo. Quale somma mi potrebbe ripagare per tutti questi giorni di libertà che non ho avuto?”. Chapeau.

Ma una domanda mi sia consentita. E’ così assurdo pensare che si possa instaurare una collaborazione tra la Casa Circondariale e il Magistrato per accelerare le pratiche di coloro che si trovano nell’imminenza della liberazione? Viene già fatto? Se così è, si facciano circolare informazioni ai detenuti che non possono essere lasciati nel limbo, nell’incertezza che genera solo frustrazione e rabbia.

Mi sia consentita un’altra domanda. Come si può educare alla legalità in situazioni – come le carceri – in cui la legalità è sistematicamente disconosciuta?

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