L’INNOCENTE

Questa mattina, in carcere, mi sono concesso una lunga conversazione con un ragazzo (per modo di dire, è sui 40) che è venuto da me consigliato da non ricordava più chi, per un motivo che non mi ha saputo spiegare.

I miei appunti mi ricordavano che altre volte mi aveva parlato di un incidente che lo aveva lasciato a lungo in coma, dal quale era uscito con qualche menomazione (“ho mezza testa soltanto” mi aveva detto).

Cercando di ricostruire il motivo per cui la volontaria (presumo) lo avevo indirizzato a me, siamo arrivati a parlare dell’incidente. In modo stentato mi ha raccontato quel che era successo, ma quando è arrivato a parlare del coma il linguaggio si è fatto fluente e gli occhi gli si sono illuminati: “Ricordo tutto del coma – mi ha detto -. Sono stato per quindici giorni fra le braccia di Dio. Ero felice. Vedevo la Terra da tanto lontano. Guardavo il verde, gli animali, la natura, gli uomini. Stavo bene fra le braccia di Dio. Non avrei voluto più tornare. Ma Dio ha voluto che tornassi e mi ha preparato uno scivolo, come quelli che ci sono nei parchi giochi, ma lunghissimo, e mi ha fatto scivolare sulla terra”. “Così adesso sono qui”, ha concluso con rimpianto.

Ero senza parole. Quando mi sono ripreso gli ho chiesto di scrivere quello che mi aveva raccontato, ma lui mi ha guardato con un poco di commiserazione e con un sorriso malinconico mi ha risposto: “Non me la cavo molto bene a scrivere, io”.

Anche questa è l’umanità che si incontra in carcere. Un’umanità che andrebbe custodita, non reclusa.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s